Accordo tra l’Associazione Italo Israeliana per il Mediterraneo e la Orthodox Union

L’Associazione Italo Israeliana per il Mediterraneo ha ricevuto l’incarico da parte della “Orthodox Union – OU”, di promuovere su tutto il territorio nazionale la certificazione kosher.

Al riguardo il Presidente AIIM, Marco Mansueto, e Rav Menachem Genack, amministratore rabbinico della OU, si sono incontrati nei giorni scorsi a Venezia, per discutere e approfondire i futuri progetti di collaborazione per lo sviluppo della crescita kosher in Italia.

“E’ opportuno sottolineare…”, aggiunge Mansueto, “che la certificazione kosher per le aziende agroalimentari del “Made in Italy” costituisce un importante occasione di esportazione e di sviluppo economico. Di fatto, non essendo più racchiusa in un ambito esclusivamente religioso, l’alimentazione kosher si sta affermando a ritmo esponenziale crescente in Europa e nel mondo, in quanto costituita da cibi sani e genuini”.

Il presidente onorario di AIIM, Rav. Scialom Bahbout, già rabbino del Meridione e oggi rabbino capo di Venezia, ha dichiarato: “Vedo con favore tutte le iniziative atte a sviluppare il mondo ella kasheruth, purché gli standard utilizzati siano molto alti. La Orthodox Union è impegnata da oltre cento anni nella certificazione kasher ed è certamente un partner ideale per ogni progetto che si proponga la diffusione dei prodotti kasher, sia nel mondo ebraico che in quello più general, proprio per la sua estrema affidabilità”

SBLOCCA ITALIA, APPROVATO PIANO PER L’EXPORT AGROALIMENTARE

Approvate nel decreto Sblocca Italia le norme di “Promozione straordinaria Made in Italy e misure per l’attrazione degli investimenti”, messe a punto dal Ministero dello Sviluppo economico con il Mipaaf per la parte riguardante l’agroalimentare.

Nel provvedimento sono 4 le direttrici di intervento previste specificamente per il sostegno del food&wine italiano nel mondo:

1- valorizzazione delle produzioni di eccellenza, in particolare agricole e agroalimentari, e tutela all’estero dei marchi e delle certificazioni di qualità e di origine delle imprese e dei prodotti;

2- sostegno alla penetrazione dei prodotti italiani nei diversi mercati, anche attraverso appositi accordi con le reti di distribuzione;

3- realizzazione di un segno distintivo unico per le produzioni agricole e agroalimentari al fine di favorirne la promozione all’estero e durante l’Esposizione Universale 2015;

4- realizzazione di campagne di promozione strategica nei mercati più rilevanti e di contrasto al fenomeno dell’Italian sounding.

“Voglio ringraziare il ministro Guidi e il sottosegretario Calenda – ha dichiarato il Ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina (nella foto) – per l’attenzione che hanno riservato al mondo agroalimentare italiano, che esprime una parte significativa dell’export e dell’immagine del nostro Paese nel mondo. Con le azioni inserite nello Sblocca Italia parte l’operazione che abbiamo ribattezzato “Quota 50”, perché vogliamo aiutare le aziende a fare un salto di qualità e aumentare il fatturato delle esportazioni dai 33 miliardi del 2013 ai 50 che si possono realizzare nel 2020”.

“È un obiettivo ambizioso – ha proseguito Martina – sul quale vogliamo lavorare concretamente. Vogliamo valorizzare le produzioni italiane rendendo più facilmente riconoscibile l’origine. Da qui l’esigenza di creare un segno distintivo unico per le nostre produzioni agroalimentari e combattere il falso Made in Italy ancora più intensamente. Per migliorare la competitività interveniamo favorendo la creazione di piattaforme logistico distributive e accordi con le reti di distribuzione all’estero. Dobbiamo puntare decisamente sull’aggregazione, per avere i numeri per giocare una partita fondamentale sui mercati”.

 

Niente annata 2014 nei vigneti di Israele: con l’inizio del Sabbat, si fermano i lavori in vigna, dal 25 settembre di quest’anno al 13 settembre del 2015

“Sei anni seminerai la tua terra e ne raccoglierai il suo prodotto, ma il settimo (anno) cesserai (il lavoro) e la abbandonerai in modo che ne possano mangiare i poveri del tuo popolo, il superfluo lo mangerà il bestiame selvatico: così farai per la tua vigna e per il tuo uliveto”. Così recita la Torah, l’insieme degli insegnamenti e delle leggi ebraiche, ancora rispettate nello Stato di Israele, dove, dal 25 settembre, con l’inizio del Sabbat (anno sabbatico) si fermeranno i lavori in vigna, fino al 13 settembre del 2015: niente vino, proprio nel momento più duro degli ultimi anni, con la striscia di Gaza sotto le bombe dell’esercito israeliano, e lo stesso Stato di Israele costantemente sotto la minaccia dell’offensiva di Hamas.
Un modi, però, specie se dovesse “scoppiare” la pace, ci sarebbe per “salvare” l’annata 2014: una buona parte delle cantine, infatti, producono con permissione (Heter), ma occorre sempre avere la dichiarazione rabbinica. Sia in Israele che in Palestina, e quindi anche in quell’esempio di convivenza pacifica che, dal lontano 1752, è rappresentato dalla cantina di Cremisan, in Terra Santa, non lontano da Gerusalemme e gestita dai Salesiani, i cui vigneti si trovano letteralmente tagliati in due tra Palestina ed Israele. E dove un team di enologi, formato dall’italiano Daniele Carboni, e dai palestinesi Laith e Fadi, porta avanti il progetto che gode della collaborazione di Riccardo Cotarella, presidente dell’Associazione Enologi Italiani.

www.vinitaly.com

KOSHERFEST SECAUCUS, NEW JERSEY 11-12 NOVEMBRE 2014

 

Il progetto di “Promozione delle certificazioni agroalimentari del Made in
Italy” promosso dal Ministero dello Sviluppo Economico, ritorna nuovamente
negli Stati Uniti, con uno spazio espositivo al KOSHERFEST (11 – 12
novembre 2014) presso il Meadowlands Exposition Center di Secaucus nel
New Jersey.
PERCHÉ PARTECIPARE
Questa manifestazione, giunta alla sua 26° edizione, è dedicata
esclusivamente ai prodotti con certificazione kosher,è l’unico appuntamento
di questo genere negli Stati Uniti e rappresenta, quindi,la porta di ingresso
più importante per raggiungere questo particolare gruppo di consumatori. I
visitatori del Kosherfest coprono l’intero mondo legato al mercato kosher:
ristoranti indipendenti,punti vendita specializzati, grandi catene di
distribuzione e ristorazione, tutti alla ricerca di nuovi prodotti, nuove idee e
nuove connessioni nel settore kosher.
Alcuni dati di riferimento del segmento kosher statunitense:
• Popolazione americana di fede ebraica: 5,2 milioni di persone*
• Prodotti Kosher presenti nei supermarket USA: 125mila
• Numero di consumatori di kosher negli USA: 12,1 milioni di persone
Di questi:

  •  il 55% – cerca cibo salutare e sicuro
  •  il 38% – è vegetariano o cerca prodotti vegetariani anche per credo religioso
  •  il 16% – mangia halal
  •  l’8% – li trova buoni
  •  l’8% – consuma solo prodotti Kosher

*l’American Jewish Yearbook dell’American Jewish Committee stima 6 milioni di unità
* indaginetramite questionario a rispostamultipla

L’anno sabbatico del vigneto israeliano. Opportunità di mercato?

In Israele l’annata 2014 di vino non ci sarà. Il motivo non è il conflitto di Gaza, ma una legge della Torah che blocca tutte le attività in vigna. Abbiamo sentito gli italiani specializzati in kasher per capire quali spazi ci sono e se oggi conviene cimentarsi con questo tipo di prodotto.

Shmitah, ovvero l’anno sabbatico delle viti israeliane, inizierà il prossimo 25 settembre 2014 e terminerà 13 settembre 2015. In questo lasso di tempo, essendo il settimo anno del ciclo agricolo di sette anni previsto dalla Torah, il vigneto verrà messo a riposo, non potrà essere potato e l’uva non potrà essere raccolta. La prescrizione ha valore in Israele mentre non tocca chi, in Italia, Francia o in altri Paesi, si cimenta con il vino kasher. Agli ebrei è consentito bere il vino a condizione che sia kasher (cioè adatto, permesso, idoneo) indipendentemente dalla sua origine geografica. Il vino impiegato nelle varie celebrazioni e festività, deve subire un controllo molto attento che non riguarda solo le sue caratteristiche organolettiche, ma tutto il percorso dal vigneto alla bottiglia. L’intera fase deve essere seguita da ebrei praticanti, rispettosi del Sabbat, e certificata da un Rabbino che garantisce l’osservazione della kasherut cioè delle varie regole rituali. Alla luce di tutto ciò, la conseguente penuria di vino kasher, provocata da Shmitah, potrebbe innescare un aumento della domanda cioè diventare un’opportunità, seppur di nicchia, per le aziende che hanno l’intenzione o già sono impegnate in questo tipo di produzione. Non a caso la questione, durante l’ultimo congresso dell’Assoenologi, è stata presa ad esempio della necessità non solo di conoscere genericamente le normative che regolano i mercati, ma anche di approfondirne le usanze e le tradizioni locali in modo di facilitare l’obiettivo di ampliare il nostro export. Ma sarà davvero un’opportunità da tener d’occhio?Attualmente il Governo israeliano, in considerazione di Shmitah, ha già predisposto un piano per risarcire economicamente le aziende e le cantine che rispetteranno l’anno sabbatico. Il mercato del vino in Israele ha un fatturato annuo stimato in oltre 180 milioni di dollari, di cui le importazioni costituiscono circa il 20%. Generalmente il 55% della produzione israeliana di vino viene esportata, soprattutto Francia, Regno Unito e Stati Uniti dove sono presenti forti comunità ebraiche. Tra i principali produttori di vino kasher, al di fuori di Israele, la Francia occupa un posto di primo piano. La tradizione iniziata con il baroneEdmond de Rothschild (1845-1934) si è poi allargata ai più importanti châteaux bordolesi: Mouton Rothschilde Pontet-Canet a Pauillac, Smith-Haut-Lafitte a Pessac-Léognan, Valandraud a Saint-Emilion, Giscours a Margaux, Guiraud e Coutet nel Sauternais e altri ancora. In Italia ormai da tempo diverse cantine si sono misurate con la produzione di vini kasher ma purtroppo non esistendo una rilevazione statistica è impossibile quantificare il fenomeno. Mosè Silvera, imprenditore e animatore di Supergal, società specializzata nella distribuzione di vini kasher, italiani ed esteri, conferma che “da parte di molte aziende italiane c’è stato un avvicinamento a questo tipo di produzione perché c’è la voglia di esplorare nuovi sbocchi di mercato. Per molti è un fiore all’occhiello ma è bene sapere che il mercato è limitato anche se ogni anno ci sono almeno due o tre cantine in più che offrono vini kasher”. Silvera stima siano circa una trentina, suddivise nel territorio nazionale.

Vediamo nel dettaglio chi sono i produttori italiani, qual è la loro esperienza e quali le prospettive. Stefano Cinelli Colombini, della Fattoria dei Barbi a Montalcino, ha fatto una prima esperienza nel 2011 con Il Poggialto, un Igt Toscana Rosso, ma per ora non ha replicato: “I costi di produzione sono elevati – tutte le lavorazioni con il rabbino sono molto costose- e ammortizzabili su quantità ridotte. Ho proposto, per limitare le spese, di automatizzare completamente la vinificazione evitando così dei passaggi”. Il problema dei costi di produzione è posto con forza da Pietro Ferri, direttore della Cantina Sociale di Pitigliano che produce la linea Pitigliano La piccola Gerusalemme: “Sono quasi trent’anni che produciamo vino kasher – e anche l’Olio Extravergine Kasher Le Pesach – ma le quantità di uva lavorata sono drasticamente diminuite. Il mercato estero è difficilissimo e quello domestico lo è altrettanto perché la richiesta si basa soprattutto su prezzi molto bassi. La crisi poi, ha notevolmente influito sui volumi e oggi la domanda dei curiosi è maggiore di quella degli osservanti”. Un aspetto che evidenzia anche Antonio Capaldodi Feudi San Gregorio. L’azienda irpina che si fregia per i propri prodotti (Fiano di Avellino Maryam e il Campania Igt Aglianico Rosh) della certificazione della Orthodox Union, esporta in Usa il 50% della produzione: “La distribuzione dei nostri kasher è la stessa di Feudi anche negli Usa e le e richieste, sia in Italia, sia all’estero, ci provengono anche da non ebrei. Il nostro prodotto d’altra parte è qualitativamente elevato ed è anche per questo che la curiosità si sta ampliando ad altre fasce di consumo”. Andrea Pandolfo della Cantina Sant’Andrea di Terracina con 150.000 bottiglie all’anno è uno dei maggiori produttori italiani kasher. “Abbiamo iniziato nel 1999 con 20/30 mila bottiglie ora ci siamo stabilizzati sulle 150 mila. Il nostro Moscato è una varietà molto ricercata, ma il consumo locale è fermo. Le nostre difficoltà sono dovute soprattutto all’euro forte che ci rende poco competitivi in Israele e America”. Dello stesso avviso Pierpaolo Chiasso, direttore di produzione della Falesco: “Non abbiamo avuto richieste particolari per l’anno prossimo quindi la produzione rimarrà sulle 20/22 mila bottiglie di vino kasher”. Quanto a Shmitah Mosè Silvera dice di non prevedere “incrementi della domanda di vino italiano kasher, anche perché le cantine israeliane da tempo si sono premunite per ovviare alla mancanza di prodotto, aumentando i volumi in stoccaggio”. A conferma di quanto detto sopra, c’è anche un’analisi di mercato americana – The Speciality Food Market in North America del 2012 – secondo cui solo il 15% dei consumatori kasher sono ebrei. La certificazione, infatti, da molti viene vista come un indice di genuinità. Un vissuto di mercato confermato anche da tutte le aziende italiane. Forse è lì che bisogna andare a pescare.

a cura di Andrea Gabbrielli
Dal Gambero Rosso

Intervento di commiato di Scialom Bahbout al Comune di Napoli il 28 Maggio 2014.

Discorso reso dal Rabbino Capo di Napoli e del Mezzogiorno in occasione della consegna del riconoscimento di cittadino benemerito da parte dell’Assessore alla Cultura Nino Daniele

Sono veramente commosso per il riconoscimento che mi viene dato oggi, tanto più gradito quanto inatteso. Voglio ringraziare innanzi tutto l’Assessore Nino Daniele per l’onore che mi viene dato oggi e tutti coloro che hanno contribuito direttamente o indirettamente che la mia permanenza a Napoli non passasse del tutto inosservata.  Nonostante io abbia cominciato a svolgere la mia attività di rabbino della Comunità nel dicembre 2010, il mio rapporto con Napoli è iniziato il 28 dicembre del 1953, quando sono arrivato da Tripoli al porto di Napoli. Mia madre infatti decise di lasciare la Libia volontariamente senza essere costretta ad abbandonare il paese sotto la minaccia di morte, cosa che accade poi con l’avvento di Gheddafi. Sempre mia madre ha insegnato alla scuola ebraica di Napoli negli anni cinquanta. Della Comunità di Napoli mi sono occupato poi indirettamente quando ho inviato insegnanti e ufficianti per diversi anni come direttore del Dipartimento Assistenza Culturale dell’Unione delle Comunità ebraiche. Questo periodo di tre anni e mezzo di rabbinato a Napoli è arrivato per me del tutto imprevisto dopo che avevo terminato il mio servizio come docente di Fisica Medica all’Università, e anche questo commiato da Napoli arriva del tutto inaspettato. Nonostante la mia decisione di lasciare Napoli, ho garantito sia ai membri della Comunità che all’Assessore Daniele la mia disponibilità a continuare a tenere dei rapporti stretti nel prossimo futuro. Accettando l’incarico che la Comunità di Napoli mi ha conferito, ho pensato di dare un contributo in due direzioni complementari: da una parte, rivolto verso i membri della Comunità ebraica per dare la speranza che, nonostante l’esiguità degli iscritti, sia ancora possibile vivere una vita ebraica comunitaria continuativa degna di questo nome, rivolta al futuro e verso il mondo ebraico, giovanile e non. Ma questo si dirà è ciò che è chiamato a fare qualsiasi rabbino. La novità è forse costituita dal fatto che, in un tempo relativamente breve, siamo riusciti a creare un rapporto stretto con l’Amministrazione che va al di là dei rapporti formali e istituzionali. Si instaurato un rapporto di amicizia con membri del Consiglio Comunale e in particolare con l’assessore Nino Daniele e il Consigliere Marco Mansueto. Questo è stato possibile in quanto, assieme ad alcuni membri della Comunità, ho ritenuto fosse necessario dare una maggiore visibilità alla presenza ebraica a Napoli, almeno nelle maggiori occasioni che investono la cultura e la tradizione ebraica con manifestazioni che si sono svolte, oltre che in Sinagoga, anche dentro la città, a Piazza dei Martiri o al Maschio Angioino. Queste attività sono state offerte a tutte la cittadinanza e hanno incrementato il dialogo con le altre componenti culturali e religiose presenti a Napoli. Uno dei problemi di cui soffre la Comunità è la mancanza di una segnaletica adeguata per indicare ai turisti il percorso per arrivare alla Sinagoga: l’assessore Daniele ci ha promesso che a breve il Comune provvederà a disporre la segnaletica nelle posizioni che sono state segnalate con apposite fotografie. Si tratta di una segnaletica essenziale in ogni grande città in cui ci sia una comunità ebraica, tanto più necessaria a Napoli, dove la sinagoga si trova dentro un palazzo storico e non direttamente sulla strada. Vorrei ricordare inoltre il progetto per l’istituzione di una giornata della Memoria dell’Espulsione da tutti i territori dell’Italia Meridionale, espulsione avvenuta in diverse date, nel sedicesimo secolo, ma di cui la cittadinanza ha perso la memoria. Di recente ho proposto il progetto alla Regione Campania, come alle altre regioni del Meridione: sono certo che questo aumenterà la consapevolezza di quanto sia stata importante la presenza ebraica in passato e di come potrebbe essere importante stabilire più stretti rapporti culturali, economici e scientifici con Israele, un partner importante e aperto allo sviluppo. In queste occasioni non si può tuttavia non cercare di essere, per quanto possibile, sinceri. Nel corso dell’ultimo anno abbiamo assistito alla concessione della cittadinanza onoraria ad Abu Mazen che ha suscitato non poche polemiche e la mia personale, pubblicata su “Il Mattino”. Proprio qualche giorno fa, il Sindaco De Magistris ci ha ricevuto anche per comunicarci che proprio in questi giorni sarà in Israele, su invito dall’ambasciatore israeliano Gilon. Spero che al suo ritorno da Israele possa avere una posizione più equilibrata e dare un giudizio più corretto su quanto accade in Medio Oriente. Chi vuole contribuire a risolvere i problemi non deve fare dichiarazioni o assumere atteggiamenti che vedano i torti o le ragioni solo da una parte. La storia del conflitto medio orientale è complessa e non si risolvere con una formula matematica o con posizioni unilaterali. Per conoscersi veramente bisogna lavorare insieme e non in maniera occasionale, ma in modo continuativo: è quanto l’assessore Daniele sta facendo cercando di trovare gli spazi giusti per fare meglio conoscere la cultura ebraica nei vari campi: la letteratura, la poesia, la musica, il cinema, le scienze, la filosofia, la tradizione culinaria ecc. Penso che pur con le nostre modeste risorse abbiamo aperto assieme una pagina nuova nei rapporti tra la comunità ebraica e la cittadinanza. In passato membri della Comunità avevano assunto importanti posizioni nell’amministrazione, nella cultura e nella vita accademica. Mi sembra sia mancata però una presenza culturale che rappresentasse quelli che sono i valori della tradizione ebraica: ho notato invece un grande interesse verso l’ebraismo e la sue tradizioni, un’occasione da non trascurare per arricchire la città intera. Caro Nino, accetto molto volentieri questo riconoscimento come stimolo e come promessa per portare avanti assieme un progetto, un programma, una risorsa che – per usare un’espressione che i matematici usano quando parlano delle cifre decimali del Pi greco ancora non calcolate – una risorsa che “dormiva” nel corpo di Napoli. Non posso terminare queste parole senza ricordare quanto è accaduto qualche giorno fa a Bruxelles e proprio nei giorni scorsi a Gerusalemme, che ha visto Papa Francesco in visita non solo ai luoghi sacri e al Mausoleo Yad Vashem che ricorda la Shoà, ma anche al monumento che ricorda le vittime del Terrorismo dell’Intifada palestinese. Mio padre, mio nonno e mio bisnonno sono nati a Gerusalemme e a buon diritto potrei anche dichiararmi “palestinese”. Le vittime non hanno un passaporto, sono tutte eguali e non possono essere catalogate come buoni e cattivi.

Voglio quindi concludere con un canto e una preghiera a me cara. Come ogni preghiera ebraica ha la sua sede naturale a Gerusalemme, fondata dal Re d’Israele Davide oltre 3000 anni fa, città oggi santa per le tre religioni monoteiste, la cui riunificazione viene festeggiata oggi in Israele, e in cui si manifesterà il Messia nei tempi che l’uomo e il Signore vorranno.

Il Canto scritto da Hanna Senesc dice:

Mio Dio, mio Dio, fa che non vengano mai a mancare

la sabbia, il mare, lo sciabordio delle acque,

il lampo del cielo, la preghiera dell’uomo.

Al canto farò seguire la preghiera del grande mistico e hassid Rabbi Nachman di Brazlav Ti sia gradito, Signore Dio nostro e Dio dei nostri padri, Signore della pace, re cui la pace appartiene, di porre la pace nel tuo popolo Israele. E la pace si moltiplichi fino a penetrare in tutti coloro eh vengono al mondo. E non ci siano più né gelosie né rivalità né vittorie né motivi di discordia fra gli uomini. ma ci siano solo amore e pace fra tutti. E ognuno conosca l ‘amore del suo prossimo, in quanto il suo prossimo cerca il suo bene e desidera il suo amore e agogna il suo costante successo, al fine di potersi incontrare con lui e a lui unirsi, Per parlare insieme e dirsi l’un l’altro la verità … in questo mondo. Un mondo che passa come un batter d’occhi, come un’ombra. Non come l’ombra di una palma o di un muro, ma come l’ombra dell’uccello che vola …

Firma del protocollo d’intesa tra l’Associazione Italo Israeliana e la Facoltà di Veterinaria

Nell’Aula Magna del Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzione Animali dell’Università Federico II, è stato sottoscritto stamane un protocollo d’intesa tra l’Associazione Italo Israeliana per il Mediterraneo e la Facoltà di Veterinaria, con l’obiettivo di riqualificare e valorizzare il patrimonio agro alimentare italiano e la dieta mediterranea, nel rispetto dei principi della dieta kosher. Ad un pubblico di studenti e studiosi degli alimenti, hanno portato i saluti il Prof. Luigi Zicarelli, Direttore del Dipartimento, Prof. Maria – Luisa Cortesi, Direttore della Scuola di Specializzazione, e Marco Mansueto Presidente dell’AIIM, Hanno fatto seguito la relazione della Dott.ssa Raffaella Mercogliano sulla macellazione degli animali e l’intervento del Rav. Scialom Bahbout, rabbino capo di Napoli e del Mezzogiorno. Al termine degli interventi che hanno convenuto sulla necessità di una maggiore e più stretta collaborazione sui temi dell’alimentazione tra mondo accademico, associazioni e organismi religiosi, è stato sottoscritto il protocollo d’intesa.

L’ambasciatore d’Israele presso la Santa Sede visita la Comunità ebraica di Napoli

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Giovedì 4 luglio Zion Evrony, Ambasciatore di Israele presso il Vaticano, è venuto in visita alla Comunità ebraica di Napoli. Erano presenti all’incontro il rabbino capo Scialom Bahbout, il presidente Pierluigi Campagnano, il vice presidente Sandro Temin, Marco Mansueto, presidente dell’Associazione Italo Israeliana per il Mediterraneo e il segretario Davide Tagliacozzo. L’ambasciatore ha visitato la Sinagoga e ha voluto anche dare uno sguardo ai Sefarìm, i sacri rotoli custoditi nell’Arca santa, alcuni dei quali particolarmente preziosi, emozionandosi per la loro antichità. Sia il rabbino che Sandro Temin hanno descritto a grandi linee la storia della Comunità e i problemi che ha dovuto affrontare nel corso della sua storia. L’ambasciatore si è informato sulla vita ebraica oggi a Napoli, restando particolarmente sorpreso alle notizie della rinascita ebraica nel Meridione, circoscrizione della Comunità, con il ritorno dei discendenti dei marrani (ebrei convertiti forzatamente al Cristianesimo). Evrony si è altresì informato dei rapporti tra Comunità e istanze politiche locali: il Comune, la provincia e la Regione Campania e degli eventi organizzati nell’ultimo anno dall’Associazione Italo Israeliana per il Mediterraneo. Per i prossimi eventi previsti a Napoli – Napoli città capofila per la Giornata Europea della Cultura ebraica, prevista per il 29 settembre; le Quattro giornate di Napoli che cadranno contemporaneamente alla Giornata della Cultura, per le quali è prevista la presenza del presidente Napolitano; il Forum internazionale delle Culture che inizierà a settembre 2013 , durerà fino a maggio 2014 e che sarà dedicato in modo particolare al dialogo tra le culture e le religioni e alla riapertura del dialogo tra israeliani e palestinesi. A questi eventi si aggiunge quest’anno l’anniversario dei 150 anni della Comunità di Napoli, ricostituita dopo la cacciata avvenuta nel 1510. L’Ambasciatore ha espresso la sua intenzione ad essere presente per quanto gli sarà possibile alle manifestazioni che si svolgeranno nel corso dell’anno. L’Ambasciatore Evrony ha poi fatto un’ampia relazione sui rapporti tra Israele e Vaticano, esprimendo la soddisfazione per il progressivo miglioramento delle relazioni, specie con l’elezione di Papa Francesco che ha più volte condannato l’antisemitismo nelle sue varie forme, dichiarandolo apertamente contrario al Cristianesimo. Evrony ha anche informato che Israele ha già invitato Papa Francesco a recarsi in Israele cosa che dovrebbe avvenire nel 2014. L’Ambasciatore ha poi portato anche i saluti del Cardinale Sepe che lo ha informato della sua decisione di restituire alla Comunità ebraica di Napoli l’antica sinagoga, trasformata nella Chiesa Margherita Spina, come già annunciato nel corso della sua visita alla Sinagoga di Napoli. A conclusione della visita, l’Ambasciatore ha espresso la propria disponibilità a essere più presente nella vita della Comunità ebraica di Napoli.

 

 

Il Rabbino Capo di Napoli e del Mezzogiorno ha incontrato il Ministro della Salute

Il Rabbino Capo di Napoli e del Mezzogiorno ha incontrato il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, per discutere sul rapporto tra la sicurezza alimentare e i protocolli della kasherut, cioè le norme alimentari secondo la tradizione ebraica. A tal proposito poniamo alcune domande al Prof. Scialom Bahbout:

Signor rabbino, cosa c’entrano delle norme religiose con la sicurezza alimentare?

C’entrano eccome! La società moderna si rende conto che ciò che entra nella bocca è non meno importante di ciò che ne esce. L’ebraismo ha sempre avuto un’attenzione particolare nei confronti di tutti gli alimenti e questo non solo perché come diceva il filosofo Feuerbach “l’uomo è ciò che mangia”, ma perché l’uomo deve distinguersi dagli altri esseri anche attraverso ciò che mangia. In effetti ognuno dedica ogni giorno parecchio tempo alla sua alimentazione e questa deve essere un’occasione anche di riflessione.

Ma perché l’alimento kosher sarebbe più sicuro?

Ogni alimento kosher è sottoposto a una serie di controlli che ne garantiscono la qualità e questa viene certificata attraverso verifiche continue che vanno dall’inizio alla fine della produzione e naturalmente non sono ammesse contraffazioni.

Tutti gli alimenti devono essere sottoposti a controlli?

In linea di principio si, anche se talvolta i controlli del Ministero della Sanità potrebbero essere sufficienti. Ovviamente i controlli variano da alimento a alimento. I più complessi sono gli alimenti di origine animale che necessitano di esperti per la macellazione e il controllo (talvolta ciò che viene approvato dai veterinari viene escluso dal rabbino); l’alimentazione ebraica esclude la possibilità di consumare alimenti contenenti latticini e carni, cosa che ha un’influenza sul piano della dieta; se un alimento è dichiarato “Parve”, cioè che non contiene né carne né latte, chi è allergico al lattosio può essere certo di non trovare residui di latte perché deve poterlo mangiare in un pasto di carne; lo stesso dicasi per alimentiche non contengono glutine: i celiaci possono stare tranquilli che non è possibile che esistano anche poche parti per milione di glutine.

Vi sono regole per il controllo della salute dell’animale?

Certamente, perfino di natura psicologica: non si può macellare nello stesso giorno la madre e il figlio. Bisogna evitare di sottoporre gli animali a stress particolari. Esiste un precetto per cui è proibito procurare dolori a un animale ecc.

Come reagiscono i mercati rispetto a un prodotto certificato kosher?

In alcuni paesi viene assunto come prodotto biologico anche se si tratta di due tipi di certificazione diverse. Ritengo che l’attenzione dei clienti verso i prodotti kosher sia in costante aumento sia in Italia che all’estero.